L’attesa di Greta

Camminare, avanzare, respirare a pieni polmoni un solo filo di aria. Avanzare su un unico filo d’aria e sudare nel lento deserto pomeriggio. Che odore tremendo il guano degli uccelli nella piazza. Non c’è più nessuno che si prenda cura di queste strade. Ma dove, quando le cose sono peggiorate? No, non si può ricominciare ora con pensieri così negativi. Ottimisti, vergini alla vita, aperti alle nuove esperienze. Greta vuole tornare indietro, a casa, rinchiudersi nella stanza col condizionatore a palla, FB, le patatine e le pinzette per depilare l’inguine, vuole ciabattare indolente tutto il giorno dietro le sue rilassanti e piacevoli manie, ma non può dimenticare i suoi attacchi di panico. Lei li chiama così. Lei ha già fatto la diagnosi, ora cerca la cura. La cura e la pace. Poter riprendere a vivere senza paura di vivere. Mollemente nel ventre molle dell’indugio, curata, guarita, pronta alla morbida, perfetta, sicura esistenza di prima.

Arriva finalmente. Il citofono è severo. Severo e di acciaio. Il palazzo è vecchio. Il portone nero, nero di ferro. L’odore famigliare, antico. La porta è aperta, entra. L’attesa nella sala fresca e ombreggiata è adrenalinica. Agitata Greta sta ad aspettare, aspetta la cura. Ci sono due riviste, non troppo vecchie, ma l’oroscopo non si può leggere. Dieci minuti da aspettare. Apre FB. Apre Wapp. Fotografa i piedi, le scarpe, anche sotto le suole, per vedere se il guano è rimasto appiccicato. Gugola un po’. Di nuovo su FB. Una partita al vecchio Ruzzle. Dieci minuti non passano mai. L’attesa in una sala di attesa senza altri che attendano cristallizza il tempo. Che cosa vuole Greta ora? Bisogna mettere delle poltrone più comode e magari la Tv. E altre riviste? Uno specchio forse. Perché uno specchio? Per vedere la faccia prima e dopo la seduta. Altre cose? Anche altre cose. Magari un frigo bar? Delle tartine? Perché no! In fondo i pazienti sono clienti. Bisogna vendere un servizio, no? Bisogna coccolarli, fidelizzarli i clienti…chi le ha detto questa parola? Non lo ricorda più. Forse il padre, quando era entrato nella nuova azienda e lo avevano messo al telefono a vendere servizi, i famosi servizi che non servono. E’ questo il consumismo diceva il padre: un dinamismo forsennato intorno all’inessenziale. Greta si rifiuta di proseguire il ragionamento. Deve pazientare ancora qualche istante, poi potrà raccontare tutto al dottore. Ma è un dottore o non è un dottore lo psicologo? Ma è più che un dottore: è uno scrutatore della mente. Scrutatore che brutta parola. Non trova mai parole belle Greta quando parla da sola. Parlare è come fare l’amore, bisogna essere in due per farlo bene. Da soli si diventa sciatti. Soffre Greta, perché di nuovo ricomincia a pensare troppo. La porta dello studio si apre. Il dottore, lo psicologo, lo scrutatore o come diavolo si chiama la fa accomodare. Ha l’aria gentile, calda, accogliente come la sua stanza. Greta è felice. Lui non la guarda come fosse una marziana. Non è stupito del suo bizzarro abbigliamento, dei capelli scomposti. Greta si rilassa. Lui è grande, ha il volto segnato da piccole e armoniose rughe. Ha le mani affusolate e tiene le dita intrecciate e adagiate sulla scrivania in una posa attenta e partecipe. Greta parla. Non sa bene cosa dice. Le sembra di essere tornata piccola, davanti al Padre confessore il giorno prima della Comunione, ma quasi subito si rende conto di avere una certa libertà, anzi di avere tutta la libertà di dire quello che vuole, senza sentirsi giudicata o peggio ancora rimproverata. Greta non vuole in alcun modo sentirsi rimproverata. Lui la guarda, senza mai abbandonare la sua aria conciliante o addirittura incoraggiante. Greta si abbandona sul sofà. Parla, gesticola, racconta. Un racconto di sé che ha fatto almeno cento volte, ma che ora le sembra essere più fluido e più reale. Si sente sollevata, potrebbe anche arrivarle un applauso. Ma no, non bisogna esagerare con i complimenti, i complimenti sono lusinghieri e allontano dalla realtà.  Il dottore le sorride e annuisce col capo quasi impercettibilmente. E’ così attento. Da quanto non vedeva un adulto così attento? Si sente grata per quella giornata. Lui si schiarisce la voce e comincia a parlare. Greta si guarda attorno, e non riesce a rimanere concentrata come vorrebbe per ascoltare   quello che dice. Ci sono dei bei quadri, mobili sobri, una piccola libreria zeppa di libri e una bella luce tenue filtra dalle tende… Il dottore tace un momento e le chiede cosa sta pensando.

La sera è fresca, più fresca delle ultime sere che le hanno appiccicato i capelli alla nuca e tenuta la schiena bagnata. Cammina leggera e respira bene. Avanza piano perché non ha voglia di tornare a casa. La luce imbrunisce lentamente togliendo i contorni allo sguardo. Non si aspettava quello che le era stato detto. Parole nuove, che raccontano la sua storia in modo diverso. Domande nuove a cui ha risposto in modo inaspettato. Non sapeva, non sapeva Greta che così cominciasse una psicoterapia. Tutto quello che aveva pensato dei suoi attacchi di panico fino a quel momento, a partire dalla causa che li aveva scatenati, di come andava la sua vita, di come le cose dolorose potevano essere guardate, insomma tutto quanto ora le si prospetta sotto una luce diversa. Mah! E’ proprio così che succede, uno vuole curarsi per una cosa, una cosa che tormenta, che insidia, che tarla l’esistenza, e invece bisogna guardare meglio tutto il quadro, avvicinarsi fino a riconoscere l’impasto dei colori o allontanarsi per avere una visione d’insieme più chiara e accorgersi che la cosa che vuoi curare non è una netta pennellata stonata nel paesaggio dell’esistenza ma è una sfumatura che sbafa quasi impercettibilmente tutte le presenze e le azioni. Oh, che pensieri complicati. Greta non vuole pensieri complicati, però due patatine e un bicchiere di the freddo ci sarebbero stati proprio bene e anche la connessione Wi-Fi veloce nello studio, perché se poi uno ha bisogno, insomma è un servizio no? Importante anche quello no?

Un uccello fa una voluta ampia nel cielo e si ricongiunge ad uno stormo in volo verso l’orizzonte. Greta lo guarda allontanarsi con gli altri e sorride, anche lui ha appena iniziato il suo viaggio.

Appunti su Greta, prima seduta.

Greta 24 anni. Ragazza loquace, estremamente sensibile ed intelligente. Parla di sé come se fosse già vecchia, come se tutto fosse deciso. Cerca di reprimere ogni pensiero negativo perché la angoscia terribilmente. I suoi pensieri negativi, sono frutto di osservazioni attente e sensibili e di una grande capacità di leggere la realtà, e ogni tentativo che fa per allontanarli è deliberatamente teso all’ottundimento e obnubilamento. Greta è convinta che ciò che desidera sia una vita tranquilla, casalinga, senza troppe ambizioni, e non si è mai chiesta se i suoi attacchi di panico, così lei definisce le sue forti ansie, siano dovuti all’inattività a cui si è costretta, anzi crede che la sua ansia guarirà solo quando riuscirà a non “pensare”. Parla molto del padre, grande pessimista, a cui dice di assomigliare, e pochissimo della madre, che definisce quasi un’ombra.

 

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Ultima modifica: 27/01/2017