L'ultima seduta

 

Sudato, con un fazzoletto in mano, la voce rotta dalla commozione e dall’affanno, Mario entra nello studio e resta in piedi.  Laura è alla scrivania. Alza la testa, ha lo sguardo conciliante e il tono affabile:

“Mario, come stai? Credevo dovessimo vederci tra un’ora”

“Scusa, scusa Laura se non ho bussato, scusa se sono arrivato prima. Scusa…”

Laura fa per alzarsi, ma Mario allunga le braccia e fa segno con la testa.

“No, non ti alzare per carità, resta lì dove sei”

Laura resta seduta e in silenzio. Mario tossisce nel fazzoletto e si asciuga la fronte.

“Hai sentito? Hai sentito quello che sta succedendo?”

“Cosa? ... Il coronavirus?”

“Si esatto. Io…. Questa è l’apocalisse… io lo sapevo, moriremo tutti, tutti!”

“Mario calmati. Siediti.” Laura parla con tono deciso.

“No, non mi avvicino” Mario scuote la testa, la voce è lacrimosa e il tono inoppugnabile.

Laura cerca di rassicurarlo: “Ma non dicevo di avvicinarti, siediti sulla poltrona, così siamo distanti. Io resto alla scrivania.”

“Si, va bene - dice riponendo il fazzoletto in tasca-. “Ma posso aprire la finestra?”

 Laura sospira: “Certo”.

Mario sente di non essere tranquillo ancora. Mette la mano in tasca e prende il disinfettante liquido. Strofina bene le mani e intreccia più volte le dita.  Poi si siede. Mette le mani sulle gambe: “I miei pantaloni potrebbero essere sporchi. Potrebbe esserci il virus sulla stoffa.” Laura sorride, pensa a tutte le volte che Mario le ha fatto osservazioni di questo tipo, che ha avuto timori del genere, e mai le erano sembrati razionali o fondati. Ora invece, sa che i suoi timori sono più che giustificati e anche lei ne ha. Solo che deve trovare le parole per tranquillizzarlo senza scongiurare le sue paure e questo è difficile: “Mario, non toccarti il volto, e se devi farlo, prima lava le mani. Qualunque cosa tocchi, subito dopo lava le mani. Stai lontano da tutti almeno un metro. Tappati in casa. Da stasera lo farò anche io, e aspettiamo le indicazioni del governo.

“Tutto qui?” chiede Mario sorpreso. Il suo volto si distende. Per un attimo sembra quasi sorridere. Laura vorrebbe dirgli che non è nulla, che sì, è tutto qui, vorrebbe dirgli che non c’è nulla da temere… ma non lo crede neanche lei:

“Beh, questo è quello che ci hanno detto di fare. Io non so se basti, né che cosa ci aspetta, possiamo solo seguire le indicazioni, e metterci tranquilli.

Mario si alza, sorride, sembra rinfrancato. Si avvicina alla porta.  Guarda la maniglia, prende una salvietta umidificata disinfettante e la strofina sull’ impugnatura di metallo. Si volta verso la scrivania, ha quasi un’aria di sfida:

“Io l’ho sempre saputo che sarebbe accaduto questo. Non sono un pazzo ipocondriaco visionario, ci avevo semplicemente visto lungo. E siccome l’ho sempre saputo, so anche cosa devo fare ora, perché sono preparato. Ho scorte di salviette antibatteriche e disinfettante liquido, ho mascherine professionali e guanti in lattice.

Laura pensa che da giorni cercava di acquistare prodotti del genere, ma che non ne aveva trovati. Le persone erano state più veloci di lei che era una persona normale ed equilibrata, di lei che non si coinvolgeva nelle psicosi collettive, di lei che non correva a svuotare gli scaffali del supermercato, perché sapeva che non era corretto, perché il governo aveva rassicurato tutti….  Di lei che aveva atteso fiduciosa tutte le indicazioni e che alla fine si era ritrovata a mani nude. Mario apre la porta:

“Ci vediamo quando tutto questo sarà finito!” le dice uscendo, e lasciando la porta aperta dietro di sé”. Laura si alza, prende l’alcol, disinfetta le maniglie della porta e della finestra, i braccioli della poltrona, lava le mani col sapone e aspetta la paziente che per fortuna è in ritardo!

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Ultima modifica: 27/01/2017