Il sorriso

 

Eleonora sorride. Un sorriso che sente amaro, non suo. Fino a qualche tempo prima il suo sorriso era scintillante e benefico, l’aveva tenuta a galla in tutte le situazioni, le aveva adornato il volto come un gioiello rendendola più luminosa di tutte le altre donne. Anche Leonardo prima, amava il suo sorriso.  Fino a un paio di anni prima erano stati una bellissima coppia, amati e invidiati da tutti. Erano un punto di riferimento nel loro quartiere e nella loro piccola comunità parentale. Adorati.  Per realizzare il loro sogno di famiglia perfetta, bella da vedere, coi soldi e la fortuna in tasca, tutti si erano dati da fare: genitori, amici, fratelli, e parenti vari. E ora? Che diavolo stava succedendo ora? Eleonora non riesce a spiegarselo. Guarda Leonardo, bello, biondo e abbronzato, forse un po’ invecchiato nell’ultimo anno, e vorrebbe tanto dargli uno schiaffo, un pugno, vorrebbe farlo svenire e chiuderlo in casa. Leonardo la guarda:

“Che c’è? Perché mi guardi e ridi? Perché invece non parli? Racconta a Gianni quello che hai combinato l’altra sera…. Ti vergogni, vero? Mi vergognerei anch’io. Però glielo devi dire, e lo devi fare tu, perché io non ho nessuna intenzione di prendermi anche quest’altro fardello!”.

Eleonora continua a sorridere e guarda Gianni, non parla però, resta in silenzio. Leonardo tamburella le dita sulla scrivania, c’è ancora silenzio, Gianni non dice una parola. Leonardo sembra sempre più irritato:

 “Credi di farmi dispetto? Guarda che sono capace anch’io sai? Non vuoi parlare? Benissimo, allora siamo in due.  Stiamo qui zitti tutta l’ora dai! Tanto non abbiamo nient’altro da fare. Stiamo qui a sprecare il tempo del dottore, e il mio di tempo, e anche i soldi, vai. Vai con lo spreco!”

 “Non essere volgare!” ribatte lei, con voce bassa.

 “Volgare perché? Perché ho parlato di soldi? Ah scusa, dimenticavo, non ti piace parlare del vile denaro!”

 Eleonora si alza e va alla finestra. Porta alla bocca la sigaretta elettronica e lascia nell’aria una incredibile boccata di vapore profumato:

“Non è questo, è che mi sembra mortificante ridurre la terapia ad un tassametro. E poi non è detto che parlando tutto il tempo si metta a frutto la seduta. Tu sei un tale logorroico: sei capace di girare attorno a un argomento per due ora senza centrarlo! Ti sembra un tempo impiegato bene?”

 Leonardo si gratta la testa nervosamente:

“Che c’entra Ele’! Vedi, vedi che non capisci! Finisci sempre col fare teorie e le cose concrete le butti dalla finestra! Vuoi raccontare o non vuoi raccontare? Gianni per favore… qua non ne usciamo. Ci dice qualcosa lei o andiamo avanti con lo show? Per favore, ci dica cosa dobbiamo fare!”

Gianni guarda Eleonora, ha un tono pacato e accogliente:

 “Eleonora, le va di raccontare quello che è successo l’altra sera?”

 Eleonora apre la borsa e prende una gomma da masticare:

 “Sto cercando di smettere di fumare, ma è dura!”, torna alla finestra:

“Non è successo proprio niente di trascendentale, e poi non capisco perché devo raccontare sempre io quello che accade durante la settimana.”

Leonardo alza la voce:

“Perché sei stata tu a voler fare la terapia!”

“Non urlare, non sono sorda! Va bene, parlo io. Dunque, l’altra sera l’ho seguito. Mi aveva mandato un messaggio dicendomi che dopo aver chiuso il negozio passava un attimo in centro a dare un’occhiata al bagno dell’attico. Io non gli ho creduto ho preso la macchina e l’ho seguito. Lui era andato effettivamente all’attico!”

Eleonora guarda Gianni e riprende a parlare:

“Me ne stavo per ritornare a casa, lo giuro, ma è uscita una donna dal portone, bella, con gli occhiali scuri. Io conosco tutti nel palazzo e lei non abitava lì.… insomma sono salita su e ho fatto una scenata.” Leonardo apre la camicia e mostra dei segni sul collo:

“Questa pazza mi ha graffiato, e si è messa a gridare, mi ha fatto fare una figura di merda.”

“Che esagerato! Non ci ha sentito nessuno.”

“Tu sarai contenta il giorno che mi farai chiudere la gioielleria! Voglio vedere poi come campiamo io, te e i figlioli!”

Eleonora riprende la sigaretta elettronica e tira grandi boccate:

 “Ti ho già detto che non ci ha visto nessuno!”

Leonardo si alza in piedi scansa la moglie e fa un cenno della testa a Gianni per farsi accordare il permesso di aprire la finestra.  Poi si mette a ridere, dapprima in maniera forzata poi sempre più rilassata:

“Per fortuna quella donna è tornata indietro, perché aveva dimenticato le chiavi della macchina e ha citofonato alla zia, la signora Pezzelli del secondo piano, per farsele portare giù, e questa matta ha potuto vedere tutta la scena dalla finestra.

“Beh? Allora? Mi sono sbagliata. Ti ho anche chiesto scusa. Hai sempre detto che trovavi strano che non fossi gelosa, e ora che lo sono diventata ti lamenti?”

Gianni guarda la coppia e sorride. Si schiarisce la voce:

“Leonardo che cosa significa un altro fardello?”

“Come?” chiede Leonardo con l’aria smarrita.

Gianni li guarda: tutti e due sembrano smarriti. Eleonora pensa che è il loro quarto incontro, ed è la quarta volta che la seduta inizia con una lite di gelosia, fatta alla stessa identica maniera. Gianni riprende a parlare:

“Prima lei ha detto a sua moglie: devi essere tu a parlare perché io non ho nessuna intenzione di prendermi quest’altro fardello!  Che vuol dire?”  

Leonardo appare sempre più irritato:

“Quello che ho detto. E’ stata Eleonora a convincermi di fare la terapia, mi pare di averlo detto più e più volte, e a me pesa venire qua: è un far-del-lo appunto, io non voglio il fardello della terapia.”

Gianni resta calmo, fa un lungo silenzio. Poi riprende: “Che cos’altro le pesa Leonardo?”

Leonardo non risponde.

“Qual è l’altro fardello?” incalza Gianni. Leonardo si morde le labbra, ha un tono incerto e più mesto:

“… credo la gelosia di Eleonora”, torna a sedersi.

“Quindi lei ha preso su di sé due fardelli, due pesi: la terapia a cui sente di essere stato costretto, e la gelosia di sua moglie, giusto?” chiede Gianni cercando lo sguardo di Leonardo che nel frattempo si è posato sulla scrivania.                                                               Eleonora scuote il capo lentamente, non sembra d’accordo.  Leonardo fa cenno di sì con la testa, ma non aggiunge altro, allora Gianni riprende a parlare:
“Sua moglie è gelosa di lei, questa cosa vi porta a litigare, non vi fa stare bene e allora siete venuti qui per...?”

“Fare in modo che lei la smetta di essere gelosa e di litigare” conclude Leonardo.

“Quindi, faccio un ipotesi: se sua moglie non si ingelosisse più, voi smettereste di litigare e il problema si risolverebbe giusto? Via il fardello della gelosia, e via il fardello della terapia. E lei Leonardo non sentirebbe più fardelli giusto?”

Leonardo non risponde

“Perché non rispondi, non mi ami più forse?” chiede Eleonora avvicinandosi al marito.

“Io ti amo moltissimo!” risponde Leonardo carezzandole la spalla.

“E allora perché non stai più con noi? Ti sei riempito di impegni a lavoro e anche fuori. Prima non ti occupavi mai delle nostre proprietà, ora di punto in bianco hai preso a cuore ogni più piccola cavolata: dalla manutenzione a…alle riunioni di condominio. Tutto, tutto diventa un pretesto per stare lontano. Io so che non hai l’amante, ma certe volte, ti giuro, penso che preferirei trovarti con un’altra piuttosto che vivere la frustrazione di non riuscire a capire.”

“Capire cosa?” chiede Leonardo guardandola negli occhi

“Perché non vuoi stare con me”

Leonardo si gratta la testa in maniera scomposta.

Gianni giocherella con una penna: “Per Eleonora la terapia è un modo per continuare a farle la stessa domanda che le fa anche a casa: perché non vuoi stare più con noi? e credo che quello che pesa a lei, Leonardo, sia non riuscire a risponderle, perché nella risposta c’è il peso … c’è il fardello.”

Leonardo: “ma non è vero… io ho risposto mille volte…”

Eleonora prende di nuovo la sigaretta elettronica e aspira nervosamente:

“ Senti non venire a dirmi che vuoi curare di più i nostri interessi perché questa io non me la bevo… hai sempre criticato i tuoi che non si sono mai goduti la vita per stare dietro all’attività…. E poi i nostri affari vanno bene dai… abbiamo gente in gamba… io non me la bevo…cioè che bisogno c’è? Pure la domenica? e il giorno di Pasqua Leo? Ti prego…”

Leonardo la interrompe con voce incerta, fievole, quasi inudibile “...forse ho bisogno di distrarmi, di tenere la mente occupata ecco… di fare delle cose che mi tengono impegnato”. Gianni fa un lungo sospiro poggiando la schiena sulla sedia. Eleonora cattura il riverbero del suono nell’aria e sembra trattenerlo sulla retina degli occhi. C’è silenzio. Sembra che nessuno dei due abbia voglia di continuare a parlare, ma non c’è ostilità. 

Eleonora apre la borsa e prende delle fotografie che porge a Gianni:

“Ecco Gianni, queste sono le foto della nostra famiglia che ci ha chiesto di portare. In questa siamo io e Leonardo coi nostri figli, tre anni fa: Pier Paolo qui ha nove anni e Francesca Romana sette”.  Gianni guarda attentamente la fotografia. I quattro sono in un giardino elegante e ben curato, col prato all’inglese.  Eleonora è sorridente e anche Pier Paolo ha un sorriso dorato come i suoi capelli. Leonardo cinge con un braccio la moglie e sembra incredibilmente giovane. Francesca Romana ha lo sguardo basso, e un’espressione molto seria. Leonardo ed Eleonora si avvicinano a guardare la foto insieme a Gianni, sorridono teneramente.

“Siete davvero bellissimi… che espressione seria ha la piccola” dice Gianni continuando a guardare la fotografia

 Eleonora parla commossa: “lei non sorride mai, è molto, molto chiusa… è intelligente ma è un po’ diversa dagli altri… è…”

Leonardo la interrompe con voce ferma: “… è una bambina speciale!” poi prende la fotografia e la chiude fra le mani.

Gianni prende una penna e scrive su un pezzetto di carta la parola fardello.

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Ultima modifica: 27/01/2017