Il teatro della restituzione

Il Teatro della Restituzione è una forma di espressione artistica dalla forte vocazione comunitaria e, allo stesso tempo, è uno strumento complesso d’intervento psicosociale e formativo per contesti istituzionali o per gruppi (di diverse dimensioni e diverse caratteristiche anagrafiche e sociali) costituiti ad hoc.

Nasce nel 2012, come frutto del percorso culturale e professionale che ho realizzato insieme a Tiziana Battisti, attrice e regista di teatro dall’anima, per così dire, psicodrammatica; durante questo percorso abbiamo esplorato la possibilità di integrare e contaminare le nostre precedenti esperienze nei rispettivi campi della Psicologia e del Teatro.

L’incontro con Tiziana, a cui va tutta la mia gratitudine umana e professionale, è stato fondamentale per individuare e riconoscere la direzione che intendevo seguire: così io ho messo in gioco, in questi anni, la mia esperienza e la mia formazione nello Psicodramma e nel Sociodramma di Moreno e Tiziana, invece, la sue competenze attoriali e di regia nel Teatro dell’Improvvisazione e nella Commedia dell’Arte.

Insieme abbiamo creato la prima forma di evento-spettacolo del Teatro della Restituzione, dal titolo I Tornastorie, che condensava, in una forma contaminata e meticcia, elementi dello Psicodramma e del Sociodramma con elementi del Playback Theatre di Jonathan Fox.

Da allora abbiamo realizzato diverse esperienze di Teatro della Restituzione (laboratori, spettacoli, progetti e attività formative) sviluppando diverse soluzioni di metodo e nuove tecniche di lavoro.

Come ho detto prima, il Teatro della Restituzione nasce dalla matrice dello Psicodramma di Jacob Levi Moreno (lo psichiatra geniale di origine rumena che, nella prima metà del secolo scorso, ha realizzato per primo gruppi di psicoterapia) ma ne sviluppa alcune possibilità espressive nella direzione di un maggiore rilievo dato all’elemento teatrale; infatti la prima esperienza di lavoro condivisa con Tiziana Battisti, nel 2009 è stata una sessione aperta di Psicodramma il cui titolo emblematico era Nudi di noi, quasi uno psicodramma a teatro.

Mentre io ho condotto la sessione di Psicodramma sulla scena, Tiziana ne ha curato la regia, partecipando peraltro come attrice nelle drammatizzazioni proposte.

Questo lavoro è stato l’esito di un laboratorio che ho condotto sullo Psicodramma (2008) per attori professionisti e amatoriali, che intendeva esplorare il rapporto di mutuo scambio tra il teatro e gli attori da una parte e lo psicodramma e le tecniche di drammatizzazione di Moreno dall’altra.

Il locus nascendi (l’origine) dello Psicodramma fu il Teatro della Spontaneità, rappresentazione scenica concepita da Jacob Levi Moreno nei primi decenni del novecento per sperimentare le potenzialità espressive degli attori e del teatro e per sviluppare, in modo rinnovato, il fenomeno della catarsi, non più appannaggio esclusivo del pubblico ma anche degli attori, che improvvisavano seguendo il canovaccio.

In seguito Moreno ha messo a punto lo strumento innovativo dello Psicodramma che integrava in modo originale i suoi studi sulle dinamiche dei gruppi, la Sociometria e la Psicologia con il Teatro e le competenze attoriali.

Lo Psicodramma è psiche in azione, rappresent-azione creativa dei movimenti spontanei dell’anima, anim-azione scenica nella logica del come se in uno spazio di semi-realtà.

E lo Psicodramma, sia nella forma di una psicoterapia di gruppo che nella forma di una open session ha il suo elemento principe e fondante nella drammatizzazione, cioè l’azione, spontanea e creativa, degli attori posti in relazione sulla scena; le drammatizzazioni sono guidate dalla regia del conduttore-psicoterapeuta, attraverso l’utilizzo delle tecniche di facilitazione messe a punto da Moreno (l’inversione di ruolo, lo specchio, il gioco di ruolo, il doppio, ecc.).

Nello psicodramma raccontare è rappresentare, col proprio corpo in movimento, nel qui (dello spazio scenico) ed ora (del presente esistenziale), sé stessi e la propria vita: l’azione drammatizzata sostituisce ed integra il racconto verbale di storie e scene di vita, rappresentate davanti al pubblico dello Psicodramma.

Ho condotto la mia formazione teorica e pratica all’arte dello Psicodramma sotto la guida didattica appassionata di Sabina Manes, psicodrammatista esperta, autrice di numerosi saggi sull’argomento e fondatrice dell’Associazione Levi Moreno di Roma (A. L. M. O).

L’esperienza del lungo percorso formativo con Sabina Manes mi ha fatto innamorare dello Psicodramma, sia come poderoso strumento espressivo che come efficace metodo per la psicoterapia di gruppo.

Attraverso i suoi preziosi contributi Sabina mi ha fatto vedere come il lavoro con le drammatizzazioni permetta, non solo ai membri del gruppo ma anche al conduttore stesso, di esprimere sé stessi con creatività e libertà piena; così io ho imparato a sentirmi libero di sperimentare nuove modalità espressive e nuove tecniche di lavoro, conservando l’impegno e il rigore etico e teorico: la fedeltà alla teoria e al metodo di lavoro non è garantita dall’osservazione ortodossa dei concetti e delle tecniche come fossero precetti dogmatici ma si esprime attraverso l’esplorazione dei possibili, attraverso la sperimentazione del cambiamento, un cambiamento però sempre onesto e rispettoso nei riguardi del modello di riferimento.

Quindi il mio rapporto con il modello dello Psicodramma, che non è stato contrassegnato da ortodossia scolastica ma da un sentimento di libertà espressiva, mi ha permesso di sperimentare, senza troppi vincoli, ancora nuove soluzioni realizzative a seguito della prima esperienza eretica di una sessione aperta di Psicodramma (della quale ho parlato prima).

Infatti, dopo Nudi di noi abbiamo realizzato nuove rappresentazioni teatrali caratterizzate da rilevanti variazioni espressive, con l’intenzione di dare ancora maggiore rilievo alla dimensione teatrale e a quella sociale; così pure i laboratori di formazione che ho condotto insieme a Tiziana Battisti in quel periodo si scostavano, dal punto di vista teorico e in via sperimentale, dal metodo dello Psicodramma di Moreno, mantenendone però l’ossatura.

Abbiamo continuato a guardare altri modelli, figli dello Psicodramma, per cercare nuove suggestioni teoriche ed operative che ci indicassero la direzione per dare più spazio alla dimensione rituale, sociale e comunitaria del teatro, alla recitazione -posta in relazione dialettica con la drammatizzazione come se dello Psicodramma- e alla presenza e all’utilizzo degli attori, specchio per le identificazioni del pubblico.

Abbiamo esplorato il Sociodramma di Moreno e il Playback Theatre di Jonatan Fox e abbiamo valutato la possibilità di costruire un nuovo modello e un nuovo metodo di lavoro, frutto dell’integrazione degli studi e delle sperimentazioni che stavamo compiendo.

Soprattutto il Playback Theatre presentava elementi interessanti e fertili per i nostri intenti: Fox, studioso ed esperto di Antropologia, Teatro e Psicodramma aveva creato negli anni settanta una forma nuova di Teatro Sociale in cui gli elementi della condivisione comunitaria e del rito si integravano con le storie degli individui.

Il gruppo di attori del Playback Theatre improvvisano, attraverso codici di recitazione ritualizzata come il coro, le sculture umane fluide o meccaniche, il tableau vivant, ecc. e rappresentano frammenti di storie personali, proposte e narrate da spettatori volontari.

Il conduttore del Playback Theatre ascolta con attenzione, insieme agli attori, lo spettatore che offre il suo racconto e, come un cerimoniere, celebra e guida la messa in scena delle storie all’interno della comunità del pubblico.

Il Teatro della Restituzione è nei nostri intenti un’espressione di meticciato culturale e sociale e porta in sé anche contributi significativi dell’esperienza del Playback Theatre ma cerca di dare maggiore spazio e rilievo alla partecipazione e al coinvolgimento di tutta la comunità del pubblico: in una sessione di Teatro della Restituzione la storia da rappresentare viene proposta e costruita insieme da tutte le persone che vogliono dare il proprio contributo e i conduttori ascoltano e raccolgono con attenzione i suggerimenti, i frammenti di storie vissute o immaginate, le emozioni e i commenti e poi assemblano, insieme al pubblico, tutti questi pezzi in un racconto coerente, significativo e rappresentabile sulla scena.

Il processo di Restituzione è costituito dall’ascolto attento e rispettoso, dalla gratitudine suscitata dal dono delle storie accolte e custodite con cura e infine dalla rappresentazione improvvisata sulla scena dagli attori, che cerca di restituire dignità e bellezza alle storie di vita emerse e narrate.

Il ruolo di Tiziana è poliedrico e fondamentale: nella funzione di co-conduttrice della sessione, realizza la regia teatrale nel qui ed ora della scena e, nel ruolo duplice di attrice e io ausiliario, guida la compagnia di attori ad improvvisare, seguendo le richieste del pubblico e costruendo dialoghi e storie che mantengano senso e coerenza.

Il processo narrativo viene costruito dalla partecipazione viva di tutta la comunità e si tramuta sulla scena in una rappresentazione (Restituzione) grazie alla complicità empatica del conduttore con gli attori che, attraverso l’utilizzo di tecniche mutuate dallo psicodramma, si offrono per dare all’improvvisazione patos e intensità emotiva.

Si tratta di una situazione di work in progress e la scena viene interrotta più volte dal conduttore per dare la possibilità al pubblico di intervenire con i propri contributi, per correggere e cambiare la storia da rappresentare; il pubblico così continua a sentirsi autore della storia, che poi riparte ogni volta con le improvvisazioni degli attori, che accolgono e restituiscono le nuove indicazioni.

Questo artificio narrativo ha anche lo scopo di far vivere alle persone del pubblico la possibilità di poter cambiare, di poter dare la svolta desiderata alle storie della vita, almeno a quelle storie rappresentate e restituite nel qui ed ora della scena.

La catarsi teatrale si rinnova continuamente attraverso la sollecitazione alla partecipazione di tutti gli interpreti di questo rito comunitario, dagli attori, ai conduttori, alle persone del pubblico: tutti possono sentire l’appartenenza alla comunità formata intorno al Teatro della Restituzione e tutti possono sentire le storie restituite come proprie.

Le tecniche utilizzate dal conduttore, come ho detto, sono mutuate dallo Psicodramma e dal Playback Theatre, con modifiche opportune ai nostri intenti: la funzione psicologica e relazionale dello specchio viene suscitata continuamente durante il rito condiviso della Restituzione e trova un’espressione esplicita nella tecnica l’attore si specchia davanti al pubblico; il Rispecchiamento, l’Identificazione e le reazioni emotive da transfert vengono attivate attraverso la mediazione dell’artificio teatrale, che permette però alle persone di mantenere un’adeguata distanza dal proprio mondo emotivo per consentirne il riconoscimento; ecco poi le soluzioni tecniche che usiamo di più per suscitare interesse, partecipazione e per fare avanzare la storia sulla scena: il soliloquio del personaggio, l’intervista a parte, il doppio, il colloquio con la personificazione della propria coscienza, l’interruzione e la ripetizione modificata della scena, il cambio di ruolo dell’attore, il cambio del finale della storia, la fotografia tridimensionale con effetto sonoro.

Tutto il lavoro deve suscitare il coinvolgimento emotivo di chi partecipa senza restarne travolto, a garanzia della possibilità, successiva alla rappresentazione, di interpretare il processo complesso e ritualizzato di narrazione e restituzione: ricordare, raccontare e ascoltare storie è uno dei riti fondanti dell’appartenenza ad una comunità e il Teatro della Restituzione nasce con questa vocazione comunitaria che condivide con tutte le esperienze di Teatro Sociale che l’hanno preceduto.

Ma il Teatro della Restituzione è nato anche con l’intento di essere uno strumento psicosociale per facilitare la consapevolezza, l’espressione di sé e la relazionalità, prendendosi cura delle storie e dei racconti dei partecipanti.

Per questo abbiamo utilizzato il Teatro della Restituzione, naturalmente in una forma modificata allo scopo, con i gruppi e nei laboratori a scopo formativo.

L’esperienza più significativa in tal senso è stata realizzata in un Istituto di Scuola Superiore in cui abbiamo proposto un progetto formativo, in collaborazione col Centro Donna Lilith di Latina, sul tema delle differenze dell’identità di genere.

Gli intenti formativi sono stati perseguiti e attuati attraverso un laboratorio rivolto agli studenti dell’istituto per formarli alle competenze attoriali e psicologiche necessarie per realizzare un evento di Teatro della Restituzione destinato alla fruizione degli allievi della scuola.

Ho presentato il Teatro della Restituzione al Congresso Internazionale di Medicina Integrata Il Nuovo Corpo e la Mente nel 2013 a Bologna e da questa esperienza è nata nel 2016 una pubblicazione curata da G. Di Paolo, M. Lombardozzi e O. Sponzilli, che raccoglie i contributi speculativi e sperimentali dei relatori e trasferisce su carta gli esiti dei lavori congressuali (Il nuovo corpo e la mente, Edizioni Mediterranee).

Il mio contributo al libro, dal titolo La psicologia peripatetica racconta la nostra esperienza del Teatro della Restituzione, inserendolo tra gli altri metodi di intervento psicologico e psicosociale derivati dal Teatro e che utilizzano le drammatizzazioni come strumento di conoscenza, di formazione, di espressione artistica e di cura -intesa come prendersi cura- delle persone e dei gruppi.


Bibliografia minima

  • Di Paolo G. P., Lombardozzi M., Sponzilli O., (a cura di) (2016), Il nuovo corpo e la mente, Edizioni Mediterranee
  • Dotti Luigi, (2006), Storie di vita in scena, Ananke
  • Dotti Luigi, (2002), Forma e azione: metodi e tecniche psicodrammatiche nella formazione e nell’intervento sociale, Franco Angeli
  • Manes Sabina, (a cura di) (1998), 83 giochi per la conduzione dei gruppi, Franco Angeli
  • Manes Sabina, (a cura di) (2007), Giochi per crescere insieme, Franco Angeli
  • Manes Sabina, (2011), Lo Psicodramma, Franco Angeli
  • Moreno Jacob Levi, (1985), Manuale di Psicodramma, Astrolabio
  • Moreno Jacob Levi, (2007), Il teatro della spontaneità, Di Renzo Editore

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Ultima modifica: 27/01/2017