La psicoterapia di gruppo

La psicoterapia di gruppo trova il suo senso più pieno nella constatazione evidente che la matrice del nostro benessere come del nostro malessere è di tipo sociale, che la psicopatologia si sviluppa e si manifesta in un contesto relazionale e che al contrario la cura può essere condotta opportunamente in un contesto di tipo relazionale costruito allo scopo: il gruppo psicoterapeutico.

La psicoterapia di gruppo utilizza il processo comunicativo, le dinamiche di relazione, l’identificazione e il rispecchiamento, l’empatia e l’espressione emotiva e affettiva dei partecipanti: il gruppo deve diventare uno spazio privilegiato dove le persone possono osservare relazioni reali in cui peraltro sono coinvolti nella duplice veste di attori e di spettatori; il gruppo può essere uno spazio adatto per sperimentare nuove modalità comunicative e relazionali che permettano di esprimere efficacemente la propria identità, la propria affettività ed emotività.

Nel gruppo terapeutico il confronto dialettico dei partecipanti tra loro e con lo psicoterapeuta, è l’elemento su cui si costruisce il processo di comprensione e consapevolezza di sé stessi e delle interazioni di gruppo.

Il gruppo di psicoterapia trova la sua ricchezza umana nelle diversità dei partecipanti, le sue risorse di cura nei contributi originali di ognuno.

Ma il gruppo deve avere un’omogeneità minima di caratteristiche psicologiche e anagrafiche appartenenti ai suoi membri per riuscire ad individuare il percorso terapeutico coerente e adatto per tutti.

La formazione del gruppo quindi deve mantenere una sua coerenza interna anche nel numero dei partecipanti che, a mio parere, può variare da otto a dodici, per consentire a tutti visibilità e partecipazione attiva.

Il mio metodo teorico di lavoro è lo Psicodramma, un metodo che utilizza il teatro come cornice di riferimento per leggere, interpretare e trasformare in modo creativo le azioni umane (drammatizzazioni) nel gruppo di terapia.

Lo psicodramma permette il coinvolgimento pieno (corpo e psiche) delle persone nelle relazioni di gruppo della psicoterapia: i partecipanti non si limitano a raccontare sé stessi, le storie di vita, i pensieri, gli affetti, le emozioni, le aspettative e i progetti, i sogni e le fantasie con le sole parole, ma si impegnano a mettere in atto scene della propria vita e del proprio mondo interiore, all’interno del gruppo, senza copione e spontaneamente, guidati dal terapeuta nelle vesti di regista.

Il conduttore dello Psicodramma utilizza diverse tecniche messe a punto per costruire le scene improvvisate dai partecipanti, efficaci per facilitare l’acquisizione della capacità di vestire empaticamente i panni degli altri.

I partecipanti, in modo progressivo, imparano ad entrare in contatto con gli altri, in una relazione fondata sull’espressione onesta di sé stessi, sulla reciprocità e sul sostegno emotivo e affettivo.

Nel corso degli anni, dalla collaborazione creativa con l’attrice e regista di teatro Tiziana Battisti ha preso vita un nuovo metodo di lavoro, nato dalla contaminazione delle nostre precedenti esperienze artistiche e formative: il Teatro della Restituzione.

Questo strumento elabora il metodo dello psicodramma esaltando l’elemento scenico teatrale con la presenza sul palco di veri attori che, posti al servizio del gruppo, improvvisano le storie suggerite e richieste dai partecipanti.

Il Teatro della Restituzione offre alle persone del gruppo la possibilità di specchiarsi e identificarsi con i personaggi che li rappresentano sulla scena.

La distanza dagli attori e dalla scena permette, come a teatro, agli spettatori, membri del gruppo, di prendere terapeuticamente un po’ di distanza dalle proprie storie, per facilitarne la presa di consapevolezza.

L’alternanza dello Psicodramma col Teatro della Restituzione sta diventando il mio approccio preferito al lavoro con i gruppi di incontro e di sostegno, con i gruppi di formazione e con i gruppi di psicoterapia.

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Dott. Marco Petralia - Psicologo Psicoterapeuta Latina
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Ultima modifica: 27/01/2017