Intervista con la Dr.ssa Maestripieri

Questa intervista è rivolta ad una giovane ma esperta collega iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana ma che svolge la sua attività soprattutto sul territorio di Roma. Maria Elena Maestripieri è Psicologa Clinica, Psicoterapeuta e Formatrice, con esperienza maturata anche nell’ambito Organizzativo e Aziendale.

Io - Di quale ambito della Psicologia Clinica ti occupi di più e con più interesse – psicoterapia, psicodiagnosi, sostegno e aiuto psicologico, formazione ed educazione alla salute, ecc.-?
Dott.ssa Maestripieri - Il principale campo della psicologia clinica di cui mi occupo oggi è la psicoterapia. Ho iniziato il mio percorso professionale in ambito clinico occupandomi di consulenze psicologiche e di psicodiagnosi e ho condotto poi attività di sostegno psicologico in ambito psichiatrico. Avendo inoltre lavorato per diversi anni nel settore aziendale -Organizzazione di eventi- è stato naturale per me far convergere queste due attività, occupandomi della formazione del personale e realizzando corsi e workshop sulla comunicazione. Mi sono appassionata all’attività della Formazione ed ho proseguito ampliando le tematiche affrontate e l’utenza. Ad oggi mi occupo di Formazione per aziende e per gruppi in ambito privato.

Io - Secondo te l’intervento psicoterapeutico ha ancora la sua valenza per il nostro contesto e il nostro tempo? Quale può essere il senso di un percorso psicoterapeutico per i pazienti del nostro tempo?
Dott.ssa Maestripieri - Credo che l’intervento psicoterapeutico richieda riflessioni continue in merito al suo significato e alla sua importanza attuale come riferimento di cura per la nostra società. È facile riscontrare ancora tante resistenze nell’opinione comune. Anche la differenza tra la professione di uno Psicoterapeuta e di uno Psichiatra appare spesso poco chiara nelle opinioni delle persone e la ricerca delle informazioni attraverso “canali digitali” ha certamente ampliato la possibilità di documentarsi e di trovare facilmente risposte che molte persone invece non cercherebbero attraverso altre modalità più impegnative. Oggi mi capita spesso di riscontrare il fatto che le persone si documentino su Internet, non solo per quanto riguarda il riconoscimento dei sintomi cui vogliono trovare una soluzione ma anche per raccogliere informazioni sugli psicoterapeuti, sulle diverse tipologie di Specializzazione in Psicoterapia, sui metodi utilizzati e sulla loro efficacia… Oggi le persone vogliono risposte immediate, veloci e sintetiche come avviene nelle Chat: per ogni sintomo la risposta puntuale dell’esperto; vengono preferiti i protocolli precisi di intervento, garanzia di un risultato eccellente e immediato. In questi anni di attività psicoterapeutica ho continuato sempre a farmi domande in merito a questo tema: cosa può essere più utile, cosa può risultare più efficace, quale approccio può facilitare ciascuna relazione terapeutica, ecc.
Quello che sto riscontrando è che il canale che oggi in qualche modo ha avvicinato di più le persone alla psicologia, Internet, è proprio quello che ne mette in risalto il bisogno. Attraverso l'uso dei "Social" Network, ad esempio, delle comunicazioni in Chat e dei messaggi vocali si attiva una modalità di contatto che privilegia una comunicazione “monodirezionale”. Con un messaggio vocale, ad esempio, posso parlare quanto voglio senza essere interrotto: si tratta di un dialogo “controllato”, a intermittenza.
Quello che molti pazienti in psicoterapia mi dicono è che sono contenti di essere ascoltati. A volte questa considerazione emerge dopo diversi incontri: è come se piano piano il paziente diventasse consapevole che quello che dice in psicoterapia viene accolto, considerato ma non giudicato, in uno spazio non condizionato dal numero dei “Like” degli altri. Lo spazio psicoterapeutico diventa inoltre un posto dove esiste ancora il segreto: lo spazio intimo, violato continuamente nella vita (come avviene spesso su Facebook) viene tutelato in psicoterapia. Le difficoltà concrete della vita, le situazioni vissute che creano disagio e la sofferenza emotiva trovano uno spazio in cui possono essere raccontate; gli amici e i familiari ascoltano distratti, non si accorgono, sdrammatizzano, dispensano consigli e soluzioni che non riescono a dare giovamento né sollievo. Credo che la capacità di ascolto sia una delle principali risorse all’interno di un lavoro psicoterapeutico e che ogni paziente dovrebbe ricevere delle risposte adeguate per il proprio disagio, supportate dalle teorie di riferimento dello psicoterapeuta e soprattutto dalla qualità e dall’unicità della relazione costruita insieme.

Io - La Psicoterapia del nuovo millennio sta cambiando forma? Noti delle trasformazioni nel ruolo dello psicoterapeuta e nel lavoro psicoterapeutico legato alle trasformazioni antropologiche e ai cambiamenti della società del nostro tempo?
Dott.ssa Maestripieri - Credo che la Psicoterapia contemporanea debba confrontarsi con la “pretesa” dei pazienti di ricevere una “prestazione”, determinata da un tempo breve e preciso. Penso che oggi più che mai la sfida della psicoterapia sia quella di comprendere, far comprendere e accettare che il cambiamento può richiedere tempo e non può essere “acquistato” come qualsiasi oggetto di consumo. Mi capita spesso che le persone arrivino alla psicoterapia con l’aspettativa precisa di ricevere soluzioni pronte e consigli pratici come se esistesse una ricetta magica, applicabile a qualsiasi problema. Dare voce alla complessità è molto impegnativo. Semplificare è più facile. Ognuno dovrebbe essere guidato e sostenuto dalla psicoterapia affinché possa riconoscere le risorse personali utili al fine di raggiungere i cambiamenti desiderati; e non si tratta di eventi ma di un processo che necessita di prove, errori, ripensamenti e correzioni frequenti. Più che dare risposte e certezze la Psicoterapia deve promuovere nuove riflessioni, attivare nuove domande, suscitare dubbi rompendo gli schemi di pensiero e di comportamento che si ripetono sempre uguali. Sono ormai diversi anni che si parla della crisi della società, dei rapidi e radicali cambiamenti che hanno generato dei cambiamenti anche sul piano psicologico; si tratta anche di nuovi disturbi che riflettono le caratteristiche della società contemporanea: velocità, ricerca della performance, egocentrismo e narcisismo, superficialità dei legami, ecc. Negli ultimi anni inoltre sono stati molti gli eventi (politici, sociali, ambientali) che hanno accentuato la sensazione di instabilità e la paura nei confronti delle situazioni imprevedibili. Le discipline orientali (Thai Chi Chuan, Yoga, ecc.), volte ad aiutare le persone nella ricerca di equilibrio e armonia tra corpo e mente e ad acquisire maggiore consapevolezza e contatto con sé stessi, suscitano sempre più attenzione e interesse; si diffonde sempre più la ricerca della trascendenza a completamento della realtà, di un equilibrio che, al di là delle relazioni, faccia superare la solitudine e i limiti della nostra esistenza. D’altra parte è aumentata anche l’attenzione alla salute e all’estetica (tematiche presenti sui media, sui libri e sulle riviste, come oggetto di corsi di formazione, ecc.) e si è sviluppata una nuova sensibilità per la ricerca di un’alimentazione sana e di una vita salubre (attività fisica, palestra, ecc.). Questo orientamento al benessere somato-psichico ha generato in modo assurdo nuove forme di dipendenza patologica come l’ortoressia (ossessione per il mangiare sano): il paradosso del salutismo. Il lavoro dello psicoterapeuta dovrebbe essere rivolto anche al riconoscimento della sofferenza, delle difficoltà e dei conflitti della nostra esistenza: non bisogna cadere nella tentazione di patologizzare ogni forma di malessere ma sicuramente non basta l’orientamento salutista del nostro tempo a scongiurare il rischio del disagio e dell’instabilità psicologica.

Io - Secondo te stanno cambiando le forme di psicopatologia del nostro tempo? Mi puoi fare solo qualche esempio?
Dott.ssa Maestripieri - Le forme di psicopatologia che vengono definite sulla base della presenza di “Acting out impulsivi (passaggio all’atto) sono a mio avviso in aumento. La psicopatologia sembra sempre più correlata all’aspetto dell’agire piuttosto che al meccanismo di difesa della rimozione: identità instabili e tratti di personalità aspecifici uniti a condotte specifiche che vengono inquadrate con nuove nomenclature: Selfie-Harm, Alcolpops, Choking Game, Balconing, Dipendenza da Internet, Dipendenza da Smartphone, Dipendenza dagli acquisti, ecc.

Io - C’è un invito alla Psicoterapia che faresti a potenziali utenti che soffrono di disagi psicologici ed esistenziali? Quali risposte troverebbero alla loro sofferenza nella psicoterapia?
Dott.ssa Maestripieri - Sicuramente la psicoterapia potrebbe essere presa in considerazione da un maggior numero di persone. L’offerta di polizze assicurative che coprano le prestazioni psicoterapeutiche dovrebbe essere più ampia e non dovrebbe essere riservata solo ai dipendenti di alcune aziende (categorie specifiche di lavoratori, specifiche fasce di età, ecc.). Inoltre molte persone non sanno che dal 2011 il Sistema sanitario Nazionale ha stabilito che le spese sostenute per la psicoterapia sono equiparabili a quelle sanitarie e pertanto è possibile ottenere una detrazione d’imposta del 19%, anche nel caso di familiari a carico. Non si dovrebbe accedere all’intervento psicoterapeutico solo quando si raggiunge l’apice del malessere psicologico ma bisognerebbe vedere la psicoterapia come un percorso di conoscenza delle proprie risorse e delle proprie modalità di relazione. Oggi sappiamo sempre meglio, grazie allo sviluppo delle conoscenze scientifiche, che corpo e psiche sono intimamente connessi. Credo auspicabile un’attenzione alla cura del benessere psichico analoga a quella dedicata al corpo (salute ed estetica): questo aiuterebbe a prestare maggiore attenzione alla conoscenza delle proprie emozioni, alla consapevolezza del contatto con se stessi e con le altre persone e al valore delle relazioni con gli altri.

 

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Ultima modifica: 27/01/2017