Intervista con il Dr. Fratto

Ecco la prima intervista per conoscere le opinioni di un esperto professionista del Servizio Sanitario riguardo la psicoterapia e la psicologia clinica: si tratta del dott. Nicola Fratto, medico di Medicina Generale a Torvaianica (Pomezia) che lavora anche a Roma come Nutrizionista ed esperto di Medicina Anti-Aging.

Io - Nel tuo lavoro di Medico generico ricorri qualche volta al supporto e alla consulenza dello Psicoterapeuta per i tuoi pazienti?
Dr. Fratto - Sì, è da molto tempo che ricorro all’aiuto dello psicologo per i miei pazienti. Spesso è molto utile. Nel mio lavoro mi sono reso conto ben presto che alcuni pazienti hanno un gran bisogno di raccontare la propria storia mentre mi presentano i sintomi delle loro malattie. Hanno bisogno di essere ascoltati, di essere visti al di là della malattia di cui soffrono e della cura medica. Io sono un medico che dialoga molto con i propri pazienti e che cerca di dare attenzione anche alle loro preoccupazioni di vita ma il tempo è però sempre limitato: i pazienti sono tanti e l’urgenza e la necessità di un intervento medico corretto e puntuale non permette di dare tutta l’attenzione personale che i pazienti chiedono e talvolta pretendono. Inoltre parlando con i pazienti mi rendo conto che la loro sofferenza non riguarda solo la sintomatologia organica che portano in ambulatorio e sinceramente non ho sempre il tempo e gli strumenti per approfondire la condizione di disagio psicologico che presentano. A volte mi limito a suggerire il nome di uno psicoterapeuta oppure altre volte ancora c’è anche la necessità di spiegare ai pazienti che per affrontare i loro problemi psicologici l’intervento elettivo è la psicoterapia.

Io - I sintomi somatici possono essere accompagnati da un disturbo psichico oppure possono mascherare un disagio psicologico di cui i pazienti sono inconsapevoli: ti capita di riscontrare nei tuoi pazienti queste condizioni?
Dr. Fratto - Certo! Sono sempre stato molto attento al significato psicologico che hanno le malattie organiche per i pazienti che le portano; inoltre l’alta frequenza di sintomi aspecifici mi fa pensare alla possibilità che si tratti di “somatizzazioni” e un’attenzione psicologica oltre che medica, in questi casi, è utile e auspicabile. Spesso capita anche che i pazienti abbiano una preoccupazione o una paura eccessiva per i sintomi somatici che manifestano: i pazienti ipocondriaci, per esempio, sono spesso resistenti alla cura medica; si lamentano continuamente, presentano sempre nuovi disturbi e soprattutto tornano continuamente in ambulatorio…

Io - Hai avuto modo di rilevare e verificare l’efficacia dell’intervento psicoterapeutico nei pazienti che hai inviato dallo specialista?
Dr. Fratto - I pazienti che invio dallo psicologo trovano spesso una risposta competente ed efficace al proprio problema. E anch’io ne traggo vantaggio per il mio lavoro medico: i pazienti di cui ti parlavo –ipocondriaci, ecc.- che vengono continuamente in ambulatorio ma che evidentemente hanno bisogno di attenzioni di altro tipo, dopo aver cominciato il percorso psicoterapeutico hanno meno bisogno di me ed io ho più tempo da dedicare a quelli che hanno maggiore necessità di cure mediche. Inoltre l’aiuto psicologico specialistico mi aiuta nella diagnosi differenziale dei pazienti che presentano sintomi cosiddetti psicosomatici. In ogni caso i pazienti che soffrono di sintomi e sindromi psicopatologiche migliorano in modo evidente soprattutto se riescono a seguire con impegno e continuità un percorso psicoterapeutico.

Io - Rilevi anche risultati deludenti? E in quali casi?
Dr. Fratto - Come ti dicevo prima, quando i pazienti non riescono a seguire il percorso terapeutico e abbandonano l’intervento di cura psicologica c’è la delusione e il senso di fallimento; i motivi di una mancata compliance (adesione) all’intervento psicoterapeutico possono essere diversi ma soprattutto di ordine culturale ed economico. I pazienti che hanno un reddito basso ed hanno uno scarso livello di scolarità abbandonano più facilmente la cura. In questo caso il vissuto del fallimento personale potrebbe far precipitare le cose e l’invio dallo Psichiatra del servizio pubblico potrebbe essere una valida alternativa. Ma io preferisco sempre, quando è possibile, inviare i pazienti con disagio psicologico dallo psicoterapeuta e solo in seconda istanza dallo psichiatra: gli psicofarmaci sono efficaci ed economici strumenti di aiuto per i pazienti che portano forme di psicopatologia ma vanno usati con misura e nei casi di reale necessità.  

Io - A proposito del livello culturale, secondo il tuo parere la classe medica possiede un’adeguata formazione e conoscenza degli ambiti di studio e di intervento della psicologia e della psicoterapia?
Dr. Fratto - No, non credo che i medici abbiano una buona conoscenza di cosa facciano gli psicologi e un numero considerevole di medici crede ancora che la psicoterapia non abbia fondamenti credibili e affidabili per la medicina. inoltre i giovani medici, anche se sono molto preparati, hanno spesso delle difficoltà di tipo psicologico nel rapporto umano con i pazienti: la loro formazione è fondata soprattutto sull’approfondimento di conoscenze teoriche e tecniche e ciò è dovuto all’enorme progresso scientifico e all’ampio utilizzo di tecniche e tecnologie nuove nella diagnostica strumentale e nella cura;  e non dimentichiamo l’utilizzo vincolante e a volte miope dei protocolli medici, uno strumento valido ma impersonale e distaccato, che deresponsabilizza la presa in carico del paziente da parte del medico. I medici delle ultime generazioni stanno perdendo non solo la capacità di visitare ed eseguire un completo e corretto esame clinico ma anche la capacità e la voglia di parlare con i pazienti. L’approccio umano alla medicina non è più di moda. I sintomi sono un’espressione complessa di uno stato morboso e il rapporto umano e il dialogo con il paziente sono strumenti efficaci per la diagnosi come le moderna diagnostica strumentale, figlia della tecnologia. I miei colleghi e i miei pazienti mi definiscono da sempre un medico “colloquiale” ed io considero questa definizione un complimento ma sono sicuro che molti medici preferiscono tagliare corto con le parole e arrivare rapidamente alla prescrizione…

Io - Anche quando ti occupi di Medicina anti-aging e di nutrizione rilevi l’importanza di un approccio psicologico o ritieni utile ricorrere alla collaborazione con lo psicologo?
Dr. Fratto - In questo caso mi occupo di persone che sicuramente hanno bisogno di essere aiutate a tutto tondo, sia dal punto di vista medico che da quello psicologico: quando per esempio una donna chiede un intervento medico specialistico per ridurre i segni dell’invecchiamento o per migliorare il suo aspetto estetico deve certamente confrontarsi con i vissuti negativi della propria immagine corporea ma non è sempre disposta, purtroppo, a sottoporsi ad altre consulenze specialistiche -come quella con lo psicologo- e, a dire il vero, anche per motivi economici. Tuttavia sarebbe certamente interessante ed efficace realizzare interventi integrati –che prevedono la collaborazione del medico con lo psicologo- sulle persone che presentano problematiche relative al vissuto corporeo o al comportamento alimentare. Peraltro oggi si va affermando l’idea interessante dell’intestino concepito come un “secondo cervello” e io sono sempre più interessato agli esiti psicosomatici dello stile e della dieta alimentare. Aiutare i pazienti a scegliere con competenza i cibi sani da inserire nella dieta e informarli sulle loro cattive abitudini alimentari non è un intervento medico suggestivo e alla moda ma si tratta piuttosto di un approccio innovativo ai disturbi e alle patologie organiche, che persegue inoltre il benessere psico-fisico delle persone.

 

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Ultima modifica: 27/01/2017